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METABOLISMO DEI CARBOIDRATI
INTRODUZIONE
Gli zuccheri, o carboidrati, sono delle sostanze presenti in tutte le
cellule, nel sangue, e nei liquidi, perchè hanno una grande importanza:
dalla loro rottura l’organismo attinge la maggior parte della energia
necessaria per le sue funzioni. La quantità di zucchero presente nel
sangue, pronta per essere utilizzata, è mantenuta costante ed è chiamata
glicemia. Gli zuccheri sono presenti in singole unità, i monosaccaridi,
quali il glucosio ed il fruttosio, immediatamente utilizzabili per
produrre energia. Oppure, possono essere composti da due unità legate
insieme, i disaccaridi, come il saccarosio, lo "zucchero", composto da
glucosio e fruttosio. Questi zuccheri sono immediatamente trasformati in
energia dai processi dell’organismo. I carboidrati più complessi, i
polisaccaridi, composti di un numero maggiore di unità sono invece
trasformati in grassi ed immagazzinati come riserva energetica. Il
polisaccaride più importante nella nostra alimentazione è l’amido, che si
trova soprattutto in alimenti d’origine vegetale, come la pasta, il pane,
il riso, i legumi, le patate, le banane e le castagne, ed il glicogeno,
contenuto nella carne e nel fegato. In cibi come il latte, il miele o
l’uva troviamo invece gli zuccheri più semplici: il glucosio, il fruttosio
e il galattosio.)
Il metabolismo dei carboidrati (CHO) ha sempre rappresentato il punto di
partenza per poter successivamente analizzare tutti i meccanismi
biochimici che riguardano la produzione di energia chimica all’interno
delle cellule. Infatti le cellule del nostro organismo utilizzano come
fonte energetica la stessa molecola: l’ATP. La cellula stessa è
estremamente gelosa della concentrazione di ATP che anche a seguito di uno
sforzo estremo non scenderà mai sotto il 60-80% del suo valore a riposo;
saranno i meccanismi della fatica ad inibire la contrazione muscolare e
quindi la richiesta di energia per preservare appunto l’ATP. Anche se oggi
si è in grado di analizzare in maniera apparentemente soddisfacente questi
tipi di reazioni c’è comunque da considerare che le nostre conoscenze a
riguardo dei meccanismi biochimici sono imprecise e incomplete.
ATP
E’ la molecola in grado di fornire energia (chimica) alle nostre cellule
per la sopravvivenza e qualsiasi altro tipo di attività; la sua
concentrazione nella cellula muscolare è di 25 mM/Kg dm (millimoli su
chilogrammo di massa asciutta). La sigla significa adenosina-tri-fosfato;
nella molecola sono presenti 3 gruppi fosforici (aventi carica negativa)
legati tra loro da legami forti; proprio perché hanno lo stesso tipo di
carica tendono a respingersi, ma il loro legame lo impedisce; questo
comporta un accumulo di energia potenziale. Alcuni enzimi e alcune
proteine, se attivate, sono in grado creare le condizioni che permettono
di staccare un gruppo fosforico liberando così l’energia potenziale insita
in quel legame; questa energia sarà così utilizzata dalla cellula per le
sue funzioni. Ciò che si otterrà da questa rottura è ADP + P (adenosina-di-fosfato
+ fosfato) + energia. Esisteranno poi reazioni enzimatiche in grado di
ottenere l’effetto opposto cioè ATP da ADP + P utilizzando l’energia
fornita dall’ossidazione delle sostanze nutritive tra i quali i CHO.
TIPI DI CARBOIDRATI
Si dividono in monosaccaridi e polisaccaridi; tralasciando le varie forme
esistenti in natura e limitandoci a quelle cellulari possiamo sintetizzare
dicendo che la forma maggiormente presente è il glicogeno; è formato da
tante molecole di glucosio legate tra loro che a seguito di alcune
reazioni enzimatiche possono trasformarsi in glucosio1-fosfato libero ed
entrare nella glicolisi. Le concentrazioni di glucosio cellulare invece
sono molto basse.
VIE METABOLICHE
La sintesi di glicogeno avviene grazie ad una via metabolica (insieme di
reazioni enzimatiche) detta glicogeno-sintesi partendo da molecole di
glucosio che provengono dal sangue introdotte precedentemente con
l’alimentazione. Ciò che attiva questa via enzimatica è la presenza sulla
membrana cellulare di legami insulina/recettori GLUT4 e l’abbassamento
della concentrazione di alcuni ormoni del sangue (adrenalina e glucagone)
e di alcuni metaboliti della produzione di energia (ADP, AMP, Pi ecc.); in
poche parole quando il muscolo è a riposo e se è presente glucosio nel
sangue oltre una certa soglia (ad esempio dopo un pasto) questa catena
metabolica è particolarmente attivata. Sperimentalmente è stato rilevato
come sia molto più stimolante per la risintesi uno svuotamento di scorte
di glicogeno accompagnate da una dieta ricca di CHO rispetto alla sola
dieta ricca di CHO.
Note ed applicazioni: il così detto carico di carboidrati si basa sul
fatto che abbinando una dieta con pochi carboidrati (ma normocalorica) ad
allenamenti sufficientemente impegnativi si riesce in 3-4 giorni a
svuotare completamente le riserve di glicogeno; ciò creerà un presupposto
favorevole per accumulare glicogeno in maniera superiore alla norma se nei
3 giorni successivi si seguirà una dieta iperglicidica e allenamenti poco
impegnativi. Questo permetterà all’atleta in teoria di poter percorrere
più chilometri alla velocità di gara (maratona). In pratica comunque oggi
per una maratona si limita al solo mercoledì alla dieta ipoglucidica
(povera di carboidrati) e i 3 giorni successivi quella iperglucidica con
allenamenti leggeri; i risultati praticamente son gli stessi e si causano
meno disagi metabolici e psicologici.
La degradazione di glicogeno a glucosio1-P avviene invece nelle condizioni
opposte come uno sforzo muscolare; è comunque da ricordare che il
glucosio1-P non può uscire dalla cellula. La via metabolica prende il nome
di glicogeno-fosforilasi ed è attivata dai cataboliti della fatica (ADP,
AMP, Pi ecc.) e da alcuni ormoni (adrenalina, noradrenalina) mediante
messaggeri cellulari. In poche parole durante uno sforzo fisico sarà reso
glucosio1-P per risintetizzare ATP, mentre a riposo (e soprattutto dopo
l’ingestione di carboidrati) verrà sintetizzato glicogeno.
GLICOLISI:
via metabolica composta da 10 unità enzimatiche che trasforma una molecola
di glucosio1-P in 2 molecole di piruvato ricaricando 3 molecole di ATP e
riducendo 2 NAD+ a 2 NADH. Sintetizzando: glucosio1-P + 3 ADP + 3 Pi + 2
NAD+ -> 2 piruvato + 3 ATP + 2 NADH + 2 H+. Essa è principalmente attivata
dai metaboliti della fatica come ADP, AMP, creatina ecc; questi sono tutti
composti che stanno indicare come si stia esaurendo il sistema dei
fosfageni (ATP e fosfocreatina) per la risintesi di ATP e la cellula
quindi richiede l’aiuto delle glicolisi. E’ invece inibita da alte
concentrazioni di ATP e di substrati della via ossidativa (succinato
ecc.); questo perché se le concentrazioni di ATP sono elevate non viene
richiesta ulteriore sintesi.
Le concentrazioni di piruvato nella cellula sono molto basse, perché
probabilmente è relativamente tossica; questo infatti una volta
sintetizzato può entrare nella via aerobica o interagire con una serie di
enzimi nominati LDH (lattico deidrognasi).
Note ed applicazioni:
- La quantità di glucosio libero nella cellula è irrisoria, ne deriva che
la maggior parte del glucosio che entra nella glicolisi deriva da
glicogeno e sottoforma di glucosio1-P; ciò non significa che il glucosio
non entri nella cellula, ma che questo viene immediatamente accumulato
sottoforma di glicogeno. Quindi quando si parla di sistemi energetici per
fornire ATP sarebbe più corretto parlare di glicogenolisi/glicolisi invece
che solo di glicolisi.
- Quando si parla comunque di glicogenolisi/glicolisi è sottinteso
comprendere nella reazione anche la situazione di accumulo di lattato che
vedremo successivamente.
- La velocità con la quale viene risintetizzato ATP grazie alla
glicogenolisi/glicolisi è di 11.1 mM/Kg dm (millimoli su Kg di massa
asciutta); essa raggiunge la sua massima velocità dai 5 ai 20 secondi dopo
l’inizio dello sforzo.
Se la produzione di piruvato è bassa o se la via aerobica è ad alto regime
(esempio durante una maratona) il piruvato entrerà nella via aerobica,
mentre se la produzione di piruvato è eccessiva (400m nell’atletica ad
esempio) a causa di contrazioni muscolari violente esso interagirà con LDH
e si trasformerà in lattato formando la GLICOLISI ANAEROBICA: piruvato +
H+ + NADH -> lattato + 2 NAH+. Accumulando lattato si diminuisce anche la
concentrazione degli H+ che solitamente determinano acidità muscolare e
quindi in piccola parte la comparsa della fatica; vengono anche formati
dei NAD+, molecole necessarie per il funzionamento della glicolisi. Il
lattato inoltre è in grado di uscire dalla cellula finendo nei liquidi
interstiziali o nel sangue. Queste condizioni di accumulo di lattato
quindi sono presenti all’inizio di un’attività (nei primi minuti) o a
regime quando la richiesta energetica della cellula è superiore
all’energia fornita (tramite risintesi di ATP) dalla via aerobica. Per via
anaerobica (senza ossigeno) si possono quindi ricaricare 3 ATP tutti dalla
glicolisi.
VIA AEROBICA:
le reazioni citate fino ad ora si svolgono nel citoplasma della cellula,
mentre la via aerobica nei mitocondri. Il piruvato interagisce con un
complesso enzimatico (complesso della piruvato deidrogenasi) situato sulla
membrana mitocondriale interna; piruvato + NAD+ + Coa -> Acetil Coa + NADH
+ H+ + CO2. In poche parole il piruvato diventa Acetil Coa “impoverendosi”
di ioni idrogeno (H) e di un gruppo carbossilico sottoforma di CO2; il
NAD+ viene ridotto a NADH, molecola che vedremo poi in seguito. Una volta
nel mitocondrio l’Acetil Coa entra nel ciclo di Krebs (un complesso di 8
enzimi) e viene completamente ossidato.
Acetil Coa + (3 NAD+ + 1 FAD + ADP + P) -> 3 NADH + 3 H+ + FADH2 + ATP + 2
CO2.
A questo punto giocano un ruolo importante le molecole di NADH e FADH2
prodotte che entrano nella catena di trasporto degli elettroni: tra
glicolisi e via aerobica vengono prodotti, per ogni molecola di
glucosio1-P 10 molecole di NADH (2 nella glicolisi, 2 nel complesso della
piruvato deidrogenasi e 6 nel ciclo di Krebs) e 2 di FADH2 (ciclo di Krebs).
Interagendo con i citocromi (enzimi) presenti sulle creste mitocondriali
cedono elettroni e protoni ritornando rispettivamente NAD+ e FAD; gli
elettroni liberati nella catena di trasporto di elettroni permettono
tramite il loro flusso elettrico di incanalare i protoni (H+) nello spazio
intermembrana tra le 2 membrane dei mitocondri. Questi protoni (cariche
positive) tenderanno a respingersi (cariche dello stesso segno si
respingono) ma non potendo attraversare la membrana rimangono
imprigionati; l’unica “via di fuga” è un complesso enzimatico detto
ATP-sintasi che facendo uscire i protoni sfrutta la loro energia
sintetizzando ATP da ADP + P (fosforilazione ossidativa). Recenti studi
hanno dimostrato che da una molecola di NADH si ottengono 2.5-3 ATP e da
una di FADH2 1.5-2 ATP. In tutto quindi (sommano i 3 ATP della glicolisi e
i 2 del ciclo di Krebs) da ogni molecola di glucosio1-P si ricaricheranno
tramite la via aerobica 32-39 molecole di ATP. Gli elettroni della catena
di trasporto di elettroni e i protoni della fosforilazione ossidativa
andranno poi a legarsi all’ossigeno formando: 4 elettroni + 4 H+ + O2 -> 2
H2O (acqua); ecco dove va a finire l’ossigeno che inspiriamo. Riassumendo
quindi nella via aerobica + glicolisi: glucosio1-P + 32 ADP + 32 P -> 6
CO2 + 6 H2O + 32 ATP.
Note ed applicazioni:
- La tappa limitante alla massima potenza aerobica è l’ingresso del
piruvato nel mitocondrio che corrisponde al funzionamento dell’enzima
complesso della piruvato deidrogenasi.
- La velocità con la quale la via aerobica è in grado di risintetizzare
ATP è di 2.3/2.8 mM/Kg dm contro gli 11.1 della glicolisi; questo si può
dedurre dal fatto che la glicolisi sono 10 reazioni enzimatiche, mentre la
via aerobica comprende meccanismi enzimatici e non, molto più complessi;
ovviamente il massimo rendimento della glicolisi si può mantenere per
poche decine di secondi, mentre il metabolismo aerobico teoricamente
all’infinito ( il limite è dato dalle riserve di glicogeno).
DESTINO DEL LATTATO
Una volta trovato in situazione di accumulo il lattato ad opera della LDH
può uscire liberamente dalla cellula negli interstizi (spazi tra le
cellule), una volta lì può andare in altre cellule muscolari (fibre
muscolari) attigue che non si trovano in situazioni di accumulo (nelle
fibre veloci il lattato di accumula molto più velocemente che nelle lente)
o andare nel sangue; da qui si può capire come il lattato misurato nel
sangue è solo una parte di quello prodotto nella cellula. Quello nel
sangue può successivamente finire in fibre in cui non c’è accumulo di
lattato (muscoli meno impegnati nell’esercizio) nel cuore (come substrato
energetico) o nel fegato (neoglucogenesi). Per essere smaltito all’interno
delle cellule da cui è captato il lattato viene riconvertito in piruvato
sempre dall’LDH (enzima reversibile, cioè che catalizza la reazione in
entrambe i sensi) per poi interagire con il complesso della piruvato
deidrogenasi e finire nel ciclo di Krebs. L’emivita (tempo in cui si
dimezza la sua concentrazione) del lattato nel sangue è di circa 15’, per
cui è assurdo sostenere che sia esso la causa del dolore muscolare post
esercizio a lungo termine!
Note ed applicazioni: i motivi per cui il lattato si accumula sembra
siano:
1) Limite di “assorbimento” del piruvato da parte del sistema aerobico a
causa principalmente della complesso della piruvato deidrogenasi (fattore
limitante la massima potenza aerobica) e maggiore affinità del piruvato
con l’LDH.
2) Necessità di legarsi a trasportatori di membrana per uscire dalla
cellula da parte del lattato; quindi la fuoriuscita del lattato sarà anche
limitata dal numero di trasportatori.
GLUCONEOGENESI
Esistono alcuni organi come il sistema nervoso centrale, i globuli rossi e
i reni che utilizzano esclusivamente glucosio a scopo energetico; non
possono utilizzare altri substrati come amminoacidi e acidi grassi. Questa
via metabolica (gluconeogenesi) presente esclusivamente nel fegato è in
grado di produrre glucosio partendo da altri substrati (amminoacidi,
glicerolo, lattato e piruvato). Molti amminoacidi possono essere
trasformati in piruvato, altri in intermedi del ciclo di Krebs che poi
possono essere trasformati in piruvato; il punto di partenza della
gluconeogenesi è infatti il piruvato. Da 2 molecole di piruvato quindi con
una spesa energetica di 6 molecole di ATP e 2 di NADH si potrà ottenere
una molecola di glucosio: 2 piruvato + 6 ATP + 2 NADH + 4 H2O -> glucosio
+ 6 ADP + 6 P + 2 NAD+. E’ una via metabolica “costosa”, ma la necessità
di ottenere glucosio in alcuni casi è prioritaria, altrimenti si andrebbe
incontro alla degradazione degli organi citati prima. Come detto prima
questa è una via metabolica presente esclusivamente nel fegato; questo
organo è deputato al mantenimento della glicemia nel sangue proprio per
garantire una presenza costante di glucosio per gli organi prima citati
oltre che per gli altri. Nelle sue cellule il fegato contiene anche
glicogeno (100g circa in condizioni normali) il quale fornisce glucosio
per il sangue; quando questo comincia a scarseggiare viene esaltata
l’attività della gluconeogenesi sempre per mantenere costante la glicemia.
Il glicogeno contenuto nel fegato deriva ovviamente dagli zuccheri
introdotti con la dieta. Quindi quando c’è molto glicogeno nel fegato
(dopo un pasto) il glucosio rilasciato dal fegato arriva principalmente
dal glicogeno epatico (tramite glicogenolisi) mentre quando questo
scarseggia (4-5 ore dopo un pasto) il glucosio rilasciato viene dalla
gluconeogenesi. E’ oltretutto da ricordare che questa via metabolica è
estremamente efficace, in quanto anche dopo molti giorni in cui non si
ingeriscono carboidrati, la glicemia rimane a livelli normali.
Note ed applicazioni:
- Negli sforzi inferiore all’ora, la glicemia in media sale su valori
superiori di quelli a riposo (> 0.9 g/l); dopo una maratona invece questa
ha valori inferiori rispetto alla norma (<0.9 g/l); questo evidentemente
perché il glucosio rilasciato dal fegato nel sangue durante uno sforzo
fisico è maggiore a quello che entra nelle cellule; a lungo andare però
evidentemente a causa dell’esaurimento del glicogeno epatico il glucosio è
rilasciato in quantità inferiori fino a causare cali della glicemia; è da
notare anche che con il passare del tempo nella quantità di glucosio
rilasciata dal fegato assume sempre più importanza quello formato con la
gluconeogenesi.
- La velocità con la quale viene rilasciato il glucosio dal fegato è
direttamente proporzionale all’intensità dell’esercizio (per lo meno
inizialmente) e al massimo può essere di 1.1 g/l/min. (grammo su litro al
minuto); se la via aerobica teoricamente funzionasse esclusivamente con il
glucosio rilasciato da fegato riuscirebbe a risintetizzare l’ATP a circa 1
mM/Kg dm ad una velocità quindi nettamente inferiore alla metà del massimo
funzionamento del regime aerobico. |