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ALIMENTAZIONE
L'organismo umano deve
introdurre alimenti e bevande per tutta la vita.
Questo continuo
apporto è essenziale.
Possiamo paragonare il
nostro corpo ad un grande laboratorio chimico dove avvengono continuamente
reazioni chimiche; le reazioni chimiche sono possibili solo se sono
presenti i reagenti chimici.
Gli alimenti
forniscono i reagenti chimici necessari.
In una reazione
chimica i cosiddetti reagenti interagiscono fra loro e ciò che si ottiene
sono i prodotti.
Nelle reazioni
chimiche che avvengono nel nostro corpo otteniamo due categorie di
prodotti: o prodotti che servono per sviluppare energia o prodotti che
servono per motivi plastici, cioè per costruire altre cellule o per
costruire nuove molecole.
I prodotti che hanno
funzione energetica servono per liberare l'energia necessaria per il
funzionamento dei muscoli, per l'attività cardiaca, per la motilità
intestinale ed altre funzioni.
I prodotti che hanno
funzione plastica servono per produrre cellule nuove che il nostro
organismo consuma in continuazione: cellule cutanee, cellule delle mucose,
cellule del sangue.
Gli alimenti una volta
introdotti nell'organismo sono digeriti, in altre parole sono gradualmente
demoliti fino all'ottenimento di molecole semplici, che possono così
essere assorbite.
L'assorbimento è il
passaggio delle molecole dalla cavità intestinale al sangue, il quale
sangue passa inevitabilmente dal fegato.
Il fegato è, di fatto,
il più grande laboratorio chimico del nostro organismo.
Gli alimenti sono
quantitativamente e qualitativamente molto vari.
In realtà dal punto di
vista chimico sono costituiti da poche categorie di molecole:
costituiscono gli alimenti i glucidi, le proteine, i grassi, le vitamine e
i sali minerali.
Apporto dietetico
E' lecito chiedersi
quanto debba essere il nostro consumo giornaliero di alimenti.
Il fabbisogno
giornaliero è stato studiato considerando il sesso, l'età, il lavoro.
Possiamo ricordare che
l'apporto calorico è determinato dal metabolismo basale, cioè dall'insieme
di funzioni di base (il battito cardiaco, la respirazione, la
termoregolazione, etc), e dall'attività motoria.
Come indicazione di
massima possiamo indicare in circa 3000 calorie il giorno per un uomo
adulto e 2400 calorie il giorno per una donna adulta il fabbisogno
giornaliero calorico, pur ricordando tutti i fattori variabili.
In una dieta
equilibrata l'apporto calorico deve essere così distribuito: glucidi
(zuccheri, carboidrati): 65%proteine, (protidi): 25%, grassi (lipidi):
10%.
Di queste tre
categorie l'unico veramente indispensabile sono le proteine, perché
l'organismo in caso di bisogno può costruire, col suo metabolismo grassi e
glucidi; se invece mancano le proteine l'organismo non è in grado di
produrle partendo da glucidi e lipidi.
Nella dieta è
importante non solo il fabbisogno calorico totale e una corretta
distribuzione dell'apporto calorico, ma è importante anche la presenza di
vitamine e sali minerali.
VITAMINE
Le vitamine sono
sostanze chimiche necessarie all'organismo in piccolissime quantità.
Hanno delle funzioni
molto particolari, rivolgendosi ad esempio alle ossa, al sangue e alla
cute.
Esaminiamo alcuni
semplici esempi di vitamine.
Vitamina D: necessaria
per il metabolismo del calcio e quindi del sistema scheletrico.
Vitamina C: necessaria
per la produzione del collageno, cioè di una parte del tessuto connettivo;
una sua mancanza si traduce in una debolezza della cute e delle mucose,
rendendo più facili le infezioni.
Vitamina K: partecipa
all'attività di coagulazione del sangue.
Sali
minerali
I sali minerali sono
sali che svolgono importanti funzioni in vari settori dell'organismo.
Esaminiamone qualcuno.
Calcio: serve per il
metabolismo osseo.
Fosforo: serve per il
metabolismo osseo.
Ferro: partecipa alla
produzione dell'emoglobina dei globuli rossi.
Iodio: partecipa alla
produzione d'ormone tiroideo.
Fluoro: previene la
formazione delle carie.
Colesterolo
Tale sostanza, che
chimicamente è classificata come sterolo, è presente in diverse forme: in
particolare quello denominato HDL, più denso, ha un'azione protettiva nei
confronti dei vasi sanguigni, mentre quello denominato LDL e VLDL a bassa
densità hanno un'azione lesiva verso la parete vascolare.
Inconvenienti che possono causare gli alimenti
Gli alimenti sono
fondamentali per la vita di ognuno, ma possono essere anche fonte, per
motivi diversi, di inconvenienti per la salute.
Tali inconvenienti
possiamo così riassumerli:
- alimentazione
quantitativamente ridotta o eccessiva
- allergie alimentari
- intolleranze
alimentari
- tossinfezioni
alimentari.
Allergie
alimentari
Gli alimenti possono
scatenare vere reazioni allergiche, del tipo orticaria, asma, shock
anafilattico.
Le allergie sono
reazioni immunitarie dell'organismo nei confronti di sostanze introdotte
nell'organismo.
Una persona può essere
allergica ad un alimento e subire un vero e proprio shock anafilattico.
L'allergia si
ripresenta ogni volta che l'alimento è ingerito dal soggetto allergico, e
segue un meccanismo ben definito.
Intolleranze alimentari
Gli alimenti possono
essere di difficile digestione, oppure possono irritare la mucosa
intestinale, oppure dare vere e proprie malattie quali il morbo celiaco,
dovuto all'ingestione di glutine di glutine in un soggetto che ha un
deficit del suo assorbimento.
Per intolleranza
s'intende la situazione in cui un a persona non tollera un alimento.
Non è un'allergia,
dove c'è una reazione esagerata, abnorme del sistema immunitario, ma una
risposta dell'organismo che non tollera una certa sostanza.
Esempio tipico
d'intolleranza alimentare è il morbo celiaco, in cui l'organismo è
danneggiato dal glutine, una proteina vegetale.
Ingerendo glutine
l'intestino viene come rovinato e alla fine l'intestino non è più in grado
di esercitare la sua funzione, cioè quella di assorbire gli alimenti.
Il paziente dimagrisce
gradatamente, pur alimentandosi.
Tossinfezioni alimentari
Nell'atto del mangiare
l'organismo può introdurre anche dei microbi in grado di dare una
infezione, cioè una malattia, cioè una infezione alimentare.
Oppure può essere
introdotta una sostanza tossica prodotta da un microbo, ed allora si parla
di intossicazione alimentare.
Malattie come la
salmonellosi, l'epatite virale A ed altre sono causate dalla ingestione di
alimenti che contengono anche questi microbi.
La presenza di
salmonelle in alimento provoca un'infezione.
La tossina dello
stafilococco presente nell'alimento provoca un'intossicazione.
ALIMENTAZIONE E GARA
Prima della gara
Una norma prioritaria è quella di evitare invenzioni dietetiche
dell’ultima ora.
Diete iperproteiche, iperglicidiche, integratori alimentari
vari,vitamine e sali minerali, ecc., oltre a non moltiplicare le energie
dell’atleta, possono addirittura pregiudicarne il rendimento.
Infatti:
- un forte consumo di proteine rischia di alterare il pH del sangue
portandolo verso la acidità. Inoltre aumenta il sovraccarico di scorie
metaboliche.
- l’eccesso di grassi crea difficoltà digestive.
- un eccesso di vitamine e sali minerali non possono essere immagazzinati
come scorte e quindi non utilizzabili oltre la normale presenza
nell’organismo. Può solo essere aggravato il lavoro degli organi
deputati al ricambio (smaltimento delle scorie).
Inoltre:
- il pasto dovrebbe essere facilmente digeribile e ricco di polisaccaridi
(zuccheri complessi come pane, pasta, ecc.) che garantiscono un tasso
glicemico del sangue costante per molte ore.
Tenere presente che i vari principi alimentari vengono resi disponibili
per l’organismo solo dopo 5-8 ore dal pasto;
- vanno evitati i cibi flatulenti, capaci di determinare un notevole
sviluppo di gas (carote, fagioli, ceci, lenticchie, pane integrale,alcuni
tipi di verdure e frutta;
- un eccesso di alcuni zuccheri semplici può determinare una ipoglicemia
reattiva e quindi abbassare notevolmente il tasso zuccherino del sangue.
La preferenza va data al levulosio ed al fruttosio che facili
tano il rilascio, da parte delle ghiandole surrenali, di catecolamine (amine
biogene che possono avere funzioni di neurotrasmettitori o di ormoni,
specialmente adrenalina) che inibiscono la produzione di insu-
lina da parte del pancreas.
Questo evita l’ipoglicemia reattiva (o rimbalzo ipoglicemico).
Con questo termine si intende la reazione dell’organismo all’ingestione di
alcuni zuccheri semplici che, dopo un primo innalzamento dei valori
glicemici nel sangue, fanno produrre un eccesso di insulina che tende a
riportare la situazione ai valori normali. In relazione alle alte dosi di
zucchero ingerito,questo può avvenire in maniera esagerata e tale da
abbassare i valori glicemici fino a procurare una ipoglicemia vera e
propria ed i sintomi ad essa collegati come la stanchezza generale,
sudorazione fredda, tremore alle gambe, irritabilità, ecc.
La somministrazione di zuccheri semplici va rimandata al momento del
riscaldamento prima della gara.
Altri zuccheri possono essere somministrati solo durante la gara in quanto
la liberazione di catecolamine, derivanti dalla attività fisica, inibisce
la liberazione di insulina e quindi evita l’ipoglicemia reattiva.
Dopo il pasto principale e fino a 30-40 minuti prima dell’inizio della
gara, possono essere utilizzate delle razioni di attesa composte di
frutta e verdura centrifugate, da bere a sorsi ogni 30-40 minuti, oppure
bevande energetiche a base di maltodestrine (polimeri del glucosio),quindi
zuccheri semplici uniti a sali minerali e vitamine.
Secondo Sherman (1989) con l’assunzione di 312 grammi di carboidrati 4 ore
prima di una esercitazione molto sostenuta, la prestazione fisica può
essere aumentata anche del 15%, mentre quantità inferiori
(45 o 156 grammi) non sembrano avere nessuna incidenza.
Durante la gara
Una gara prolungata, indipendentemente dalle caratteristiche dell’impegno
muscolare, determina un utilizzo più o meno accentuato di tutti i principi
alimentari. Prioritariamente i glicidi, quindi i grassi, ed
in parte minore le proteine. Viene anche disperso il patrimonio
idrico,salino e vitaminico che va opportunamente reintegrato. Esistono in
commercio degli alimenti “formula” specifici per questo scopo.
Si consiglia somministrarli con acqua o frullati di frutta in modo da
ricostituire sia il patrimonio salino che idrico.
In alcune discipline di lunga durata (es.: corse ciclistiche su
strada) può essere necessario anche un intervento con cibi solidi, ovvero
dei piccoli pasti veri e propri. Questa razione, composta da zuccheri
semplici, proteine e lipidi (latte e formaggi magri, uova) deve
essere suddivisa in piccole porzioni (non superiori ai 50 gr) e consumata
a intervalli regolari.
Dopo la gara
Scopo principale è il recupero fisico reintegrando innanzitutto
il glicogeno muscolare e le riserve glucidiche in genere, il patrimonio
idrico, la correzione dell’acidosi metabolica e l’eliminazione delle
scorie.
Dopo un esercizio fisico intenso occorrono circa 20 ore per
ricostituire le scorte di glicogeno muscolare (viene ricostituito
mediamente del 5% ogni ora dopo lo sforzo).
Alcuni studi hanno dimostrato l’importanza della
somministrazione glucidica immediatamente dopo la competizione in quanto
nelle prime due ore la velocità di risintesi del glicogeno è maggiore.
Si possono utilizzare snack o altri integratori molto zuccherati (1-1,5
gr per kg di peso corporeo).
Secondo Coyle entra 30 minuti dal termine della gara andrebbero
somministrati 50-100 gr di zuccheri per proseguire con ulteriori apporti a
scadenza di 2 ore fino ad un totale di 500-600 gr nell’arco delle
successive 20 ore. Lo stesso Coyle consiglia glucosio, saccarosio e amidi
rispetto al fruttosio. Infatti i primi sarebbero in grado di risintetizzare
il glicogeno muscolare in ragione del 5-6% ogni ora, mentre il fruttosio
si limiterebbe al 2% circa.
Anche in questo caso i centrifugati di frutta e verdura (anche
macedonia),addizionati con un poco di sale da cucina ed eventualmente
miele, costituiscono un ottimo mezzo.
Vanno somministrati subito dopo la gara a intervalli di 30 minuti circa in
ragione di 200 cc.
Inoltre può essere bevuta acqua minerale alcalina (per bilanciare la
acidità del sangue dovuta al lavoro muscolare intenso e prolungato) con
aggiunta, per ogni 100 cc, di gluconato di potassio e cloruro di
sodio.
Può essere utile anche la somministrazione delle vitamine B6 e B12
in quanto favoriscono la ricostruzione plastica dei tessuti ed il ritorno
alla normalità della ammoniemia, azotemia, abbassando anche il tasso
di tossicità di alcuni cataboliti.
Il pasto dopo la gara non deve sovraccaricare l’apparato digestivo:
- per il recupero energetico è bene non affrontare alcun impegno digestivo
di rilievo prima che siano passate almeno 2 ore dalla competizione. È
questo, in media, il tempo occorrente a far tornare il meta-
bolismo e la circolazione sanguigna ai valori normali;
- vanno ridotti notevolmente le proteine animali e gli alimenti acidogeni
(carni, uova, pesce, grassi, cereali, ecc.), in modo da non produrre
ulteriori scorie metaboliche nel circolo sanguigno;
- la preferenza va data ai cibi alcalogeni (latte, frutta, verdura, ecc.);
- l’apporto calorico deve essere inferiore di circa 1/3 rispetto al
normale fabbisogno quotidiano.
FABBISOGNO ENERGETICO E REGOLAZIONE DEL
PESO CORPOREO
Rispetto al sedentario, considerando che l’atleta necessita di fabbisogni
alimentari diversi soprattutto in termini quantitativi, nel calcolo
energetico giornaliero, oltre alla qualità, bisogna considerare il
dispendio calorico ulteriore che comporta l’attività sportiva.
Nell’arco della giornata (24 ore), il fabbisogno energetico dello sportivo
viene calcolato tenendo presenti (calorie consumate):
- attività normalmente svolta, come il lavarsi, vestirsi,
camminare,guidare, leggere,vedere la televisione, il riposo pomeridiano e
notturno, ecc.;
- tipo di allenamento svolto, quindi entità e durata dello sforzo fisico;
- termogenesi indotta dalla dieta, detta anche azione dinamico specifica
degli alimenti, che è il consumo calorico derivante dalla digestione ed
assimilazione del cibo. In media richiede circa il 10% delle calorie
ingerite. In particolare le proteine richiedono il 10-35% del
totale,mentre i glicidi il 5-10% e i grassi il 2-5%;
- metabolismo basale, che rappresenta il dispendio energetico
derivante dallo svolgimento dei processi vitali dell’organismo
(respirazione, attività dell’apparato cardiocircolatorio, digestione,
escrezione,
mantenimento della temperatura corporea a 37° circa, accrescimento e
riparazione dei tessuti cellulari, ecc.).
Il metabolismo basale varia in funzione dell’età, sesso, razza,clima, tipo
di attività svolta, ecc.
Il freddo esalta il consumo calorico di base in quanto l’organismo
sostiene uno sforzo ulteriore a mantenere costante la temperatura
corporea.
Gli stati di ansia possono aumentarlo fino al 50%.
Dopo i 30 anni subisce un decremento costante che giunge fino al 30%
oltre i 70 anni.
Questo fatto costituisce una delle cause dell’aumento di peso per chi,
avanzando negli anni, mantiene inalterate certe abitudini alimentari.
Durante il sonno si abbassa del 7% circa.
Si può effettuare un semplice e approssimativo calcolo del metabolismo
basale nelle 24 ore considerando che l’organismo, in stato di riposo,
consuma circa 1 Caloria per kg. di peso corporeo (0,9 per le donne) ogni
ora.
LA DIMINUZIONE DEL PESO CORPOREO
La difficoltà che incontra un atleta nel diminuire il peso corporeo è
essenzialmente legata alla parallela perdita di efficienza fisica,
specialmente nelle discipline a forte impegno muscolare. Infatti oltre ai
grassi vengono persi sali minerali e proteine muscolari.
In teoria per perdere 100 grammi di grasso sottocutaneo (formato dal 90%
di grassi e 10% di acqua) occorre consumare circa 800-900 Calorie.
In una dieta ipocalorica per dimagrire, i primi giorni si
perdono essenzialmente liquidi (il minor apporto glicidico porta ad
eliminazione di acqua in quanto esiste un rapporto cellulare di 2,8:1 di
equilibrio tra glicidi ed acqua corporea).
In seguito viene intaccato il grasso sottocutaneo, ma si instaura anche il
meccanismo difensivo detto di “risparmio”, che comporta un consumo
calorico nettamente inferiore (fino al 20%) per sostenere il
metabolismo basale. Inoltre un minor consumo calorico a parità di lavoro
svolto ed una maggiore assimilazione del cibo ingerito.
Un dimagrimento che mantiene pressoché inalterata l’ottimale
efficienza organica e muscolare non dovrebbe andare oltre un consumo di
grasso sottocutaneo superiore ai 2-2,5 kg ogni 15 giorni. Più precisamente
l’1% del peso reale a settimana. In una dieta in equilibrio tra calorie
ingerite e calorie consumate, per perdere 1 kg. di grasso a settimana si
dovrebbe ridurre l’apporto giornaliero di circa 1150
Calorie.
Inoltre i principi alimentari devono essere sempre presenti tutti ed in
maniera equilibrata in quanto:
- i grassi veicolano le vitamine liposolubili;
- i glicidi tamponano lo stato di chetosi conseguente al consumo di grasso
sottocutaneo;
- le proteine sono indispensabili per la loro azione plastica.
Se sopravvengono sintomi di nervosismo, insonnia, facile stanchezza
fisica e psichica,significa che la dieta per il calo peso non è applicata
correttamente.
Uno dei mezzi più semplici utilizzati per diminuire il peso corporeo è la
corsa di durata.
Per essere efficace deve protrarsi oltre i 20-30 minuti in quanto
solo dopo questo limite inizia la mobilizzazione dei grassi che
segue l’utilizzo iniziale dei glicidi.
Un calcolo molto semplice per calcolare il dispendio calorico nella corsa
è quello di considerare che un atleta allenato spende circa 0,9 Calorie
per kg di peso corporeo per ogni Km percorso, indipendentemen-
te dal ritmo utilizzato.
Un buon programma per dimagrire deve tenere conto delle calorie ingerite e
di quelle consumate nelle 24 ore. Ovviamente anche della qualità degli
alimenti ingeriti.
Pertanto bisogna considerare:
- numero di calorie ingerite
- numero di calorie consumate attraverso:
- attività comunemente svolta
- attività sportiva svolta
- termogenesi indotta dalla dieta, quindi togliere dal totale
delle calorie ingerite il 10% circa che viene utilizzato dalla
esaltazione metabolica cellulare del processo digestivo;
- metabolismo basale nelle 24 ore, calcolato con la formula
esposta precedentemente, considerando che il sonno lo abbassa del 7% circa
(nelle tabelle esposte sulle attività comuni e quelle sportive svolte,
è già compreso).
In maniera molto più semplice si può pesare l’atleta giornalmente e
verificarne le oscillazioni di peso nell’arco di circa 2 settimane e
regolarsi di conseguenza.
Va anche tenuto presente come la dieta per dimagrire comporti un
consistente consumo di grasso sottocutaneo. Questo mette in circolo i
corpi chetonici (acidi derivati dall’acido acetoacetico) che aumentano
l’acidità del sangue (che si somma a quella procurata dall’allenamento)
.
Un errore grave che spesso viene fatto dagli atleti è quello di trascurare
la presenza dei glicidi nella dieta. I glicidi sono i primari fornitori di
energia e, nel caso specifico del calo peso,attenuano la tendenza del
sangue verso l’acidità tamponando l’azione dei corpi chetonici.
Alcuni espedienti normalmente utilizzati per dimagrire, inteso
come consumo di grasso sottocutaneo, oltre all’inefficacia
possono comportare danni per la salute:
- i diuretici e la sauna fanno solo perdere momentaneamente acqua e sali
minerali come il sodio, potassio e cloro.
Questo può comportare disfunzioni cellulari, nervosismo, crampi muscolari
e perdita di efficienza fisica. I diuretici fanno anche parte delle
sostanze vietate inserite nella lista del doping;
- i massaggi possono solo aiutare nel recupero dalla fatica muscolare ma
non intaccano minimamente le riserve di grasso sottocutaneo (l’unico che
consuma calorie e può dimagrire è il massaggiatore!);
- le tute sintetiche non fanno evaporare il sudore e quindi danno solo
l'impressione di una maggiore sudorazione. Se messe a contatto della pelle
possono causare irritazioni alla cute e alterazione nella
traspirazione tra pelle e ambiente (termoregolazione corporea).
L’AUMENTO DEL PESO CORPOREO
Specialmente nelle discipline strutturate in categorie di peso, alcuni
atleti possono avere bisogno di acquisire peso corporeo ed in particolare
massa muscolare.
L’incremento ponderale inteso come peso “attivo” può essere ottenuto con
una appropriata alimentazione unita all’inserimento di strategie allenanti
che favoriscono la sintesi proteica.
Può risultare utile un lavoro con i sovraccarichi dosati secondo i
principi del bodybuilding.
La dieta deve basarsi sull’ingestione di glicidi altamente energetici e di
facile digeribilità (riso e pasta, patate, biscotti, marmellate, frutta
cotta zuccherata, ecc.), proteine (latte e carni facilmente digeribili
come il vitello ed il pollo), pochi grassi (preferibilmente olio di
oliva).
L’apporto di vitamina E, B12 e proteine ricche di aminoacidi a catena
ramificata possono favorire la sintesi proteica.
L’appetito può essere aumentato prendendo mezz’ora prima dei pasti un
cucchiaio di glucosio diluito in succo di frutta.
Una dieta iperproteica deve tenere conto del giusto apporto di glicidi e
acqua, vitamina B1 e potassio necessari per agevolare lo smaltimento delle
scorie azotate. L’eccesso proteico può addirittura creare
difficoltà nel ricambio e nella ricostituzione di nuove
strutture cellulari.
In particolare i prodotti derivati dalla disgregazione delle
proteine possono evidenziare diversi problemi come l’aumento del carico
di scorie tossiche (che si uniscono a quelle derivanti dalla attività
fisica), affaticamento dei reni e del fegato, acidosi del sangue, disturbi
digestivi, eccitazione nervosa e ghiandolare, colesterolemia.
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